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Mia Martini a dieci anni dalla morte


Il 12 maggio 1995, moriva a soli 47 anni Mia Martini, una delle maggiori e apprezzate cantanti italiane. Una protagonista che ha bene interpretato un'epoca ricca di fermenti artistici, un'epoca che ha concluso il secolo. Molti sono gli omaggi che le verranno tributati sia dalla RAI che da Mediaset. Giovanni Minoli ricostruirà, a dieci anni dalla scomparsa, la vita e la carriera della cantante nata a Bagnara Calabra, attraverso le testimonianze di chi la conobbe e le fu vicino, come quella del padre, intervistato in esclusiva. Interverranno, fra gli altri, la sorella Olivia Martini, Caterina Caselli, Gigliola Cinquetti, Adriano Aragozzini, Dario Salvatori, Alba Calia. Mercoledì all’Auditorium della Rai di Napoli, l’Archivio sonoro della canzone napoletana offrirà un ascolto di alcuni preziosi inediti di Mimì.

12 maggio 2005

 
Dieci anni senza Mimì: l’omaggio parte da Napoli
 
 di Federico Vacalebre su Il Mattino
 
Dallo scrigno dell’Archivio sonoro della canzone napoletana esce la voce della piccola grande donna che trietta con Renzo Arbore e Mireille Mathieu «Caruso» e quatrietta «Tammurriata nera» con Roberto Murolo, Arbore e Enzo Gragnaniello. Dopo i programmi Rai è il primo omaggio nel decennale della scomparsa di Mia Martini (nella foto a destra con Murolo): dove le trasmissioni radiofoniche e televisive tornano sul dramma-mistero della sua morte, il pugno di inediti consultabili solo presso il museo digitale del centro Rai di Napoli rilancia la sua arte e la corrispondenza d’affettuosi sensi che la legò alla città porosa, dove fu accolta negli anni bui della «diceria dell’untore», ovvero quando il mondo della canzonetta la esiliò ai suoi margini perché «portava jella» e lei sopravvisse grazie all’affetto e al sostegno partenopeo. Accolta in casa da due impresari, ripartì dalle feste di piazza e dalle esibizioni nei ristoranti, accompagnata da band scalcagnate illuminate d’immenso dalla sua ugola appassionata. Poi, a Napoli, trovò amici e canzoni, incontrò Roberto Murolo, Enzo Gragnaniello (nella foto a sinistra) e «Cu’’mme», riportando così la canzone partenopea in hit parade. Prima di morire stava preparando una sua versione di «Lacreme napulitane» per «Viva Napoli», l’amarcord di Mike Bongiorno su Canale 5. La studiò, la preparò, ma non fece in tempo ad inciderla prima di quel fatale 12 maggio 1995. Dallo scrigno dell’Archivio Mimì canta «Chi tene ’o mare» del suo amato Pino Daniele e Pippo Augliera, responsabile del fans club Chez Mimì, che ha appena editato un numero speciale della fanzine omonima dedicato al rapporto della Martini con Napoli, ricorda «la sua intenzione di incidere un album intero di canzoni partenopee, classiche e non». Enzo Gragnaniello lo sa bene: «Averla incontrata è stata una benedizione, non avere quell’album da ascoltare come balsamo sulla ferita della sua assenza è una maledizione». Dopo quello campano, dovrebbero venire altri omaggi. La Berté ha pronto un album interamente dedicato al canzoniere della sorella: uscirà? E diventerà realtà la serata-tributo pensata da Loredana con Renato Zero? Nell’attesa di scoprirlo l’anonimo appassionato romano che ha acquistato all’asta gli oggetti personali di Mia annuncia per il prossimo autunno un disco di inediti, compresa «Amore mio» dell’83, mai uscita perché «troppo intima», troppo legata alla sua love story con Ivano Fossati. Prima dovrebbe vedere la luce un dvd con immagini degli archivi Rai, mentre Giancarlo e Gianna Bigazzi hanno rivestito di nuovo arrangiamento l’inedita «Fammi sentire bella», che potrebbe essere destinata ad un altro omaggio discografico. Intanto, la piccola grande donna Mimì (in)canta, da sola e in compagnia, dallo scrigno dell’Archivio sonoro della canzone napoletana.