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Il governo punta su internet per rilanciare il turismo, con la realizzazione del "Portale Italy" per il quale verrebbero stanziati 140milioni di euro.

Teresa Armato, assessore della Regione Campania al turismo è contraria: "Un investimento di 140 milioni di euro per realizzare il "Portale Italy" è un’enormità, sopratutto perché rappresenta un duplicato dei portali regionali e di quello Europa. Meglio sarebbe impiegare quei soldi in azioni più produttive»

 

GIUSY FRANZESE per Il Mattino

Roma. Il ”Portale Italy” è pronto e aspetta solo il via libera definitivo per poter partire. È questa la principale novità dell’incontro a Palazzo Chigi tra governo, Regioni e associazioni di categoria, sulle politiche del turismo. Un vertice che lascia aperti ancora tutti i nodi, a partire dalla forma giuridica del nuovo organismo che si dovrà occupare del rilancio del turismo verso l’Italia. Semplice trasformazione dell’Enit in Agenzia o nuova Spa partecipata da governo, Regioni e privati? Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che presiedeva la riunione (per il governo erano presenti anche i ministri Siniscalco, La Loggia e Stanca, oltre ai sottosegretari Vegas e Cota), per ora si è solo limitato a smentire che una decisione sia già stata presa. Proprio per sciogliere i dubbi e le perplessità delle Regioni (che sul turismo hanno competenza esclusiva) ieri si è deciso di istituire un comitato inter-istituzionale, una sorta di cabina di regia, tra Stato e Regioni, per armonizzare le varie indicazioni e tradurle in misure operative da poter inserire all’interno del provvedimento sulla competitività. Dell’organismo faranno parte sette tecnici governativi e sette delle Regioni. Non è ancora stata fissata alcuna data per il primo appuntamento del costituendo comitato, ma i tempi sono decisamente stretti. «Tutte le decisioni dovranno essere prese entro fine mese» spiega Roberto Cota, ieri al suo debutto in un vertice a Palazzo Chigi come sottosegretario alle Attività produttive con delega al turismo. «Perché una cosa è ormai accertata: il provvedimento sulla competitività deve essere il primo strumento per il rilancio del settore turistico». Altrettanto certo, secondo Cota, è il fatto che, qualunque sarà la forma giuridica dell’organismo che si occuperà del settore, dovrà essere garantita «una forte presenza delle Regioni, pur essendo indispensabile un’azione di raccordo». «È stata un riunione abbastanza deludente» commenta Teresa Armato, assessore della Regione Campania al turismo. «Ci aspettavamo qualche risposta in più sulle risorse che il governo intende stanziare. Berlusconi, nel settembre scorso a Genova, promise trecento milioni di euro per rilanciare il settore. Non abbiamo ancora visto niente, né tantomeno durante il vertice si è parlato di risorse» continua l’Armato. Che aggiunge: «L’unica cifra che ho sentito è quella per il ”portale Italy” illustrato da Stanca. Si tratterebbe di 140 milioni di euro: un’enormità per una cosa che, nei fatti, è un duplicato dei portali regionali e di quello Europa. Meglio sarebbe impiegare quei soldi in azioni più produttive». Diverso il giudizio di Gianni Plinio, coordinatore degli assessori regionali al turismo, che esprime «soddisfazione per le proposte di Letta, quella della cabina di regia e quella di avviare in tempi brevissimi un tavolo tecnico che definisca le misure da inserire nel provvedimento sulla competitività». Che il turismo sia un settore determinante per rilanciare il brand Italia in tutte le sue sfaccettature, è opinione ormai acclarata. E che il settore abbia bisogno di uno stimolo forte, anche. Nonostante i grandi tesori d’arte sparsi per la Penisola, le coste più belle d’Europa e le montagne che non temono paragoni, infatti, i flussi turistici verso l’Italia hanno subìto negli ultimi decenni una continua erosione. Cosicché se nel 1970 l’Italia era al primo posto tra le mete turistiche nel mondo seguita da Nord America, Francia e Spagna, ora la classifica è praticamente invertita. Rimaniamo sempre, per carità, tra i posti più visitati e più ambiti, ma ci siamo fatti superare dalla Francia (nel 2004 al primo posto), dalla Spagna (seconda), e anche dal Nord America, attestandoci solo al quarto posto. L’attività turistica rimane ancora la prima del Paese per giro d’affari: 143 miliardi di euro, ovvero l’11% del Prodotto interno lordo. Ma le previsioni per il 2005, non promettono nulla di buono: l’entrata di turisti nel Bel Paese dovrebbe diminuire di circa il 5%. Se così fosse per il Mezzogiorno, che continua a puntare gran parte delle aspettative di rilancio proprio sul turismo, sarebbe un colpo negativo di grande rilevanza. Di qui l’urgenza di una terapia d’urto che inverta la tendenza.