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Su l'Espresso del 16 giugno 1968 
La poesia dell’autore delle “ceneri di Gramsci”

È triste. 
La polemica contro 
il PCI andava fatta nella prima metà 
del decennio passato. 
Siete in ritardo, figli. 
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati... 
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi 
quelli delle televisioni) 
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio 
delle Università) il culo. Io no, amici. 
Avete facce di figli di papà. 
Buona razza non mente. 
Avete lo stesso occhio cattivo. 
Siete paurosi, incerti, disperati 
(benissimo) ma sapete anche come essere 
prepotenti, ricattatori e sicuri: 
prerogative piccoloborghesi, amici. 
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte 
coi poliziotti, 
io simpatizzavo coi poliziotti! 

Perché i poliziotti sono figli di poveri. 
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. 
Quanto a me, conosco assai bene 
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, 
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, 
a causa della miseria, che non dà autorità. 
La madre incallita come un facchino, o tenera, 
per qualche malattia, come un uccellino; 
i tanti fratelli, la casupola 
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni 
altrui, lottizzati); i bassi 
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi 
caseggiati popolari, ecc. ecc. 
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, 
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio 
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, 
è lo stato psicologico cui sono ridotti 
(per una quarantina di mille lire al mese): 
senza più sorriso, 
senza più amicizia col mondo, 
separati, 
esclusi (in una esclusione che non ha uguali); 
umiliati dalla perdita della qualità di uomini 
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). 
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. 
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. 
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete! 

I ragazzi poliziotti 
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione 
risorgimentale) 
di figli di papà, avete bastonato, 
appartengono all’altra classe sociale. 

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento 
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte 
della ragione) eravate i ricchi, 
mentre i poliziotti (che erano dalla parte 
del torto) erano i poveri. 
Bella vittoria, dunque, 
la vostra! In questi casi, 
ai poliziotti si danno i fiori, amici. 

l’Espresso (n. 24, 16.6.68)